Greenpeace: un’onda blu si solleva in tutto il mondo per la tutela degli oceani

Mareablu greenpeaceA Roma come a Johannesburg, a Londra come a Santiago, in oltre 23 Paesi del mondo, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, centinaia di migliaia di persone, tra cui volontari e attivisti di Greenpeace, si sono dipinte di blu per chiedere ai governi di tutto il mondo un impegno formale alla creazione, entro il 2030, di una rete di santuari che protegga il 30 per cento degli oceani.

In Italia le condizioni di vita – o meglio di sopravvivenza – degli abitanti del mare non sono certamente semplici. Nell’ambito dell’iniziativa MAYDAY SOS Plastica, Greenpeace, in collaborazione con il CNR-IAS di Genova e l’Università Politecnica delle Marche, per tre settimane, ha setacciato il Mar Tirreno centrale monitorandone lo stato di inquinamento. I risultati? Quelli provvisori sono decisamente allarmanti: nella zona tra Elba-Corsica-Capraia, all’interno del Santuario dei Cetacei, gli esperti hanno rinvenuto una “zuppa di plastica” composta, oltre a materiale organico di vario tipo, bottiglie, recipienti in polistirolo usati nel comparto ittico, flaconi, buste e bicchieri di plastica.

«Quello che abbiamo documentato dimostra come la plastica sia ovunque, anche in aree che sulla carta dovrebbero essere protette, come il Santuario Pelagos. In questo tratto di mare, per una convergenza di correnti, si crea un hotspot di plastica che si estende in uno spazio di alto valore naturalistico per la presenza di numerose specie di cetacei. Abbiamo effettuato dei campionamenti con i ricercatori a bordo per verificare anche la presenza di microplastiche: i risultati saranno noti nei prossimi mesi», ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

La dispersione di macro e micro plastiche nelle acque marine ha, come diretta conseguenza, le morti di numerosi cetacei che sono state recentemente registrate:  negli ultimi cinque mesi, ben cinque capodogli sono stati ritrovati spiaggiati sulle coste italiane e nello stomaco di un esemplare di femmina gravida, ritrovata a marzo in Sardegna, sono stati trovati addirittura 22 kg di plastica.

«I nostri oceani si trovano ad affrontare una crisi profonda: dalla plastica al cambiamento climatico, le attività umane stanno provocando dei danni all’ecosistema marino che rischiano di essere irreversibili. Sono necessarie azioni immediate e una precisa volontà politica per salvare i nostri mari e i suoi abitanti. Oggi in tutto il mondo le persone chiedono ai governi seduti alle Nazioni Unite un accordo globale per gli oceani che ne garantisca la loro reale tutela», ha dichiarato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia.

FONTE: COMUNICATI STAMPA GREENPEACE