Mari, laghi e spiagge: sono troppi i punti inquinati

potecagnano goletta verdeTutti noi, di ritorno a casa dopo un viaggio, stiliamo un bilancio della nostra esperienza elencandone tutti i lati positivi e anche quelli negativi. È evidente che l’interesse dell’ascoltatore aumenta se il viaggiatore in questione è da tutti riconosciuto come esperto e qualificato. Questo è, appunto, il caso di Legambiente che, nei giorni scorsi, ha presentato il bilancio del viaggio di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi.

Anche quest'anno, infatti, durante il viaggio di Goletta Verde, gli esperti hanno effettuato campionamenti in 262 punti delle coste italiane ottenendo risultati di certo non positivi: in più di un punto su tre fra quelli analizzati sono emersi valori di inquinanti eccedenti i limiti di legge. Più nel dettaglio, dalle indagini effettuate, più del 36% dei campioni prelevati ha ripotato valori di inquinanti elevati (di questi il 29% sono stati giudicati risultati Fortemente Inquinati mentre il 7% Inquinati). Nelle regioni del Sud sono emerse le maggiori criticità. Ben il 45% dei punti di campionamento individuati dagli esperti di Goletta Verde non sono monitorati da alcuna delle autorità competenti e, nel 72% dei casi monitorati da Goletta Verde rispetto ai 131 punti dove la balneazione è vietata (o per divieto temporaneo di balneazione o perchè non monitorata), non è presente alcun cartello che pubblicizzi il divieto di balneazione.

La situazione non è migliore nei bacini lacustri: le analisi effettuate dagli esperti di Goletta dei Laghi ha riscontrato che, fra gli 83 punti monitorati in 19 laghi italiani, uno su tre presentava forti criticità. Innanzitutto, 35 corrispondono a porzioni di laghi definiti balneabili ma, in 11 fra di essi, sono emerse cariche batteriche superiori ai limiti di legge (di questi 5 giudicati Inquinati e 6 sono Fortemente Inquinati). Dei 44 punti non campionati invece dalle autorità competenti, ben 16 presentavano cariche batteriche elevate (14 giudicati Fortemente Inquinati e 2 Inquinati).

La mancata depurazione delle acque, oltre alle evidenti ripercussioni sullo stato di salute dell’ecosistema, ha esposto l’Italia a ben quattro procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. Innanzitutto, nel maggio del 2018, è stata emessa a carico dell’Italia una multa da 25 milioni di euro alla quale si aggiungerà una di 30 milioni per ogni semestre di ritardo nel caso di mancata messa a norma dei sistemi di depurazione.  La sanzione riguarda 74 agglomerati di grandi dimensioni che, nell’82% dei casi, si trovano in Sicilia e in Calabria. Un’altra condanna a carico dell’Italia riguarda 14 agglomerati di grandi dimensioni che scaricano in aree sensibili. Attualmente è in fase di ricorso una terza procedura di infrazione (2014-2059) a carico dell’Italia in relazione a oltre 700 agglomerati con dimensioni maggiori di 2000 abitanti equivalenti (a.e.) e 32 aree sensibili disseminati su tutto il territorio nazionale ad eccezione del Molise, dell’Emilia Romagna e della Provincia autonoma di Bolzano. Infine, lo scorso anno è stata notificata una quarta procedura d’infrazione - ora in fase di parere motivato – relativa a 13 regioni con 237 agglomerati con più di 2000 a.e. che scaricano in aree normali e sensibili.

«I nostri mari e i nostri laghi continuano a subire continui assalti, primo fra tutti quelli della mancata depurazione – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -. Le opere necessarie per il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue sono una priorità per dare il via a quella grande opera pubblica di cui non si parla mai in Italia. Non solo per tutelare le acque dall’inquinamento, ma anche per evitare di continuare a sprecare inutilmente soldi pubblici, visto che delle quattro procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea a causa della cattiva depurazione del nostro Paese, che coinvolgono 1.122 agglomerati urbani e 32 aree sensibili, due sono già sfociate in condanna e altre potrebbero arrivare presto, creando una cabina di regia unica come già si è iniziato a fare con il commissario di Governo. Smettiamola di sperperare così i soldi dei cittadini, ma investiamo piuttosto queste risorse in opere realmente utili per l’ambiente e l’economia turistica italiana. A queste minacce - conclude Ciafani - si aggiungono quelle dei rifiuti galleggianti e spiaggiati e delle continue illegalità ambientali che sfregiano coste e territori italiani, a partire dall’abusivismo edilizio».

“Le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d'acqua, arrivano in mare e nei laghi - spiega Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente -. Questi punti critici sono ignorati dai controlli ufficiali, etichettati come inquinati per definizione eppure spesso ci troviamo persone a fare il bagno, anche a causa dell’inesistenza di cartelli informativi o di divieto di balneazione.  Anche se con il nostro monitoraggio non vogliamo rilasciare patenti di balneabilità o sostituirci alle autorità competenti, le situazioni che rileviamo destano molta preoccupazione. Per i casi più gravi, quei “malati cronici” che denunciamo da anni, proseguiremo con le nostre azioni di denuncia, chiedendo l’applicazione della legge sugli Ecoreati, per risolvere le criticità che ancora minacciano la qualità e la salute dei nostri mari e dei nostri laghi».

 

PHOTO CREDITS & COPYRIGHT: Il reportage fotografico da cui è estratta la foto pubblicata sulla situazione delle coste campane e siciliane è stato realizzato per Legambiente da Anna Paola Montuoro