Spiagge libere: sono sempre meno. Ma ecco chi decide di tutelarle

spiagge libere italiaOltre tremila chilometri di coste sabbiose (3.346 km per l’esattezza) con tanto sole e molte ombre: la fotografia che emerge da “Spiagge 2019”, report di Legambiente descrive una realtà molto variegata. Da un lato, infatti, si riduce sempre di più il numero delle spiagge libere e troppi rimangono i lidi limitrofi a foci di fiumi, fossi e fognature, ma, dall’altro, si moltiplicano le iniziative all’insegna della sostenibilità ambientale come le azioni plastic-free e quelle a difesa della biodiversità.

Innanzitutto, dal report di Legambiente, pare che ormai si vada sempre più assottigliando il numero delle spiagge libere. Se, infatti, in media, gli stabilimenti e i campeggi occupano il 42% delle spiagge italiane (e la percentuale supera il 50% se si sommano anche altre attività turistiche) ci sono regioni dove sembra che siano ormai rimasti pochissimi granelli di spiaggia gratuita: in Liguria ed Emilia-Romagna, ad esempio, quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti, in Campania la percentuale è del 67,7% mentre nelle Marche è del 61%.

Alle occupazioni legali si aggiungono quelle abusive come, ad esempio, i casi di Ostia o di Pozzuoli dove sono stati eretti muri e barriere che impediscono l’accesso e addirittura la visione del mare o lo sbancamento, nel Salento, di dune per fare posto a parcheggi e stabilimenti balneari.

Fortunatamente la lettura del report lascia spazio anche a tanti sorrisi.

In Puglia, ad esempio, grazie alla Legge Regionale 17/2006 (la cosiddetta Legge “Minervini”), è stata fissata una percentuale di spiagge libere del 60% nonché è stato sancito il diritto di tutti ad accedere al mare. Non mancano poi le sentenze che hanno ribadito il potere dei Comuni di intervenire garantendo ai cittadini il libero accesso al mare.

Per quanto riguarda la battaglia all’inquinamento, dal Cilento al Salento, da Ravenna a Viareggio, passando per il Parco di Migliarino San Rossore sino a Torre del Cerrano, tantissimi sono stati stabilimenti che hanno intrapreso un percorso green bandendo, ad esempio, l’uso di materiale monouso in plastica tradizionale. Altri hanno organizzato progetti di educazione ambientale per bambini: il Lido Idelmery ad Arma di Taggia (IM), in collaborazione con l’Università di Savona, ha portato avanti un progetto di gestione della Posidonia spiaggiata realizzando un libro per i bambini dal titolo “Il viaggio di Posidina”. A Viareggio il Bagno Teresa, pur dovendo sacrificare la vista sul mare del proprio ristorante (che usa prodotti a Km 0), ha ricostruito la duna sabbiosa.

Sempre in Toscana – e precisamente nella Maremma – alcuni stabilimenti, in collaborazione con Festambiente e con il Parco della Maremma, hanno elaborato un protocollo di buone regole per la gestione delle spiagge al fine di favorire e proteggere la nidificazione delle tartarughe marine.

Per quanto riguarda il libero accesso alle spiagge, già dal 2009, il Comune di Montesilvano (PE) allestisce due spiagge libere da barriere architettoniche Queste iniziative stanno riscuotendo grande successo anche a livello commerciale perché aumenta nella clientela, italiana e straniera, la richiesta di servizi di qualità e attenti all’impatto ambientale.

“Quando si parla di spiagge e concessioni non si dovrebbe parlare solo di Bolkestein come si fa in Italia – aggiunge Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente - Si dovrebbe invece cominciare a ragionare su come valorizzare queste straordinarie potenzialità e come affrontare i problemi trovando soluzioni innovative, come fanno già molti Paesi europei dove si è scelto di premiare le imprese locali che scommettono sulla qualità e al contempo garantire che una parte maggioritaria delle spiagge sia garantita per la libera fruizione. In Francia, ad esempio, la durata delle concessioni per i lidi non supera i 12 anni e l’80% del litorale deve rimanere libero. La sfida che vogliamo lanciare ai balneari è di ragionare insieme sul futuro delle spiagge italiane partendo da una lotta ai veri nemici del litorale: l'erosione costiera, il cemento e i cambiamenti climatici. Sono i balneari i primi ad essere interessati ad avere prospettive credibili di lavoro e di sicurezza, ma anche ad isolare quanti compiono abusi e illeciti. La proposta è: ragioniamo assieme su regole per garantire un’offerta di qualità e al contempo l’accessibilità dei cittadini, su criteri che premino coloro che scommettono sulla valorizzazione del patrimonio ambientale e su strutture a impatto zero”.